B&B Aria Di Mare

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Il porto di San Vito lo Capo è uno dei più sicuri dell'intera Sicilia.

La sua posizione, all'interno di un golfo chiuso è già di per se una una garanzia e la costruzione di due moli, uno a ponente e l'altro a levante, ha fatto il resto.

Nei suoi oltre 72mila metri quadrati di mare, sono stati realizzati quattro pontili galleggianti in grado di ospitare circa 500 barche e i fondali profondi fino a otto metri consentono l'attracco anche agli yachts più imponenti.

Il porto è completamente ridossato dai venti di Tramontana e Maestrale. Grecale e Libeccio provocano poche difficoltà, mentre lo Scirocco può dare un pò di fastidioso solo nel primo tratto del molo di ponente.

Per chi raggiunge San Vito dal mare, le coordinate del porto sono: latitudine 38° 11' nord, longitudine 12° 44' est.

Il Faro di San Vito Lo Capo è uno dei piu' importanti fari della Sicilia.

E' alto 43 metri e la sua luce si propaga per oltre venti miglia marine.

La sua costruzione iniziò nel 1854 e fu inaugurato il 1° agosto del 1859.

Originariamente era dotato di una sorgente ad olio vegetale, sostituita alla fine del 1800 da una a petrolio.

Nel 1892 venne dotato di un apparecchio lenticolare e di tre lenti anulari.

Una sorgente luminosa ad incandescenza a vapori di petrolio venne posta in opera nel 1919.

Il faro principale è dotato di una ottica rotante ed emette lampi bianchi con un periodo di 5 secondi.

Il fanale emette luse rossa isofase con periodo di 4 secondi, ha una portata di 6 miglia nautiche, è visibile da 165° a 225° e sta a segnalare la secca a nord di Capo San Vito.

Chi viene a San Vito lo fa soprattutto per il suo mare e la sua spiaggia, quasi tre chilometri di sabbia dorata, bella da fare invidia ai più rinomati paradisi tropicali. Non siete ancora arrivati in paese e già all'orizzonte si intravede un macchia di azzurro inconfondibile, il mare spunta prima delle case, ancora pochi chilometri e vi troverete al cospetto della lunga spiaggia sanvitese.
Il fondale marino degrada dolcemente verso il largo, le correnti sono praticamente assenti e ciò rende questa spiaggia ideale per chi non è un esperto nuotatore e per i più piccoli.

La baia ha ottenuto le da Legambiente le "Cinque Vele" che rappresentano il massimo riconoscimento assegnato alle coste e alle spiagge italiane, ed è stata premiata per due anni consecutivi come spiaggia più bella d'Italia dalla classifica «Travellers' Choice Beaches Destinations», stilata selezionando le destinazioni balneari più apprezzate dai visitatori di TripAdvisor, gettonatissimo sito di recensioni viaggi.

Per chi vuole trascorrere in totale relax una giornata in spiaggia, sono disponibili servizi di doccia, noleggio ombrelloni e lettini, e una vasta scelta di punti ristoro su tutto il Lungomare.


Anche la sera potrete vivere l'emozione di passeggiare lungo la battigia, la spiaggia è infatti ben illuminata e a due passi dal centro storico.
La spiaggia del paese è facilmente raggiungibile a piedi ma nei mesi estivi è previsto anche un bus navetta che la collega alle zone più lontane.

I due estremi del litorale sabbioso, si trovano delle altrettanto splendide coste rocciose (una su tutte "Billeci" nei pressi del porto), che regalano ampia possibilità di scelta ai bagnanti. Il mare e la spiaggia si possono anche godere passeggiando sul lungomare, uno splendido viale che corre a pochi metri dalla sabbia. Il mare di San Vito Lo Capo e dintorni regala anche degli imperdibili fondali: secche, grotte e pareti di un mare selvaggio si prestano benissimo alle immersioni subacquee. In alcune zone già oltre i 40 metri è possibile trovare i primi rami di corallo rosso.

Tra storia e leggenda

San Vito Lo Capo come centro abitato nasce alla fine del settecento, nel territorio demaniale ericino, alle falde di Monte Monaco, nella bianchissima baia posta tra Capo San Vito e Punta Solanto. Ma nelle numerose cavità naturali che si affacciano sul mare, è possibile trovare tracce di civiltà dell'epoca paleolitica, mesolitica e neolitica.
Nucleo generatore di San Vito Lo Capo è l'attuale Santuario. La prima costruzione, realizzata intorno al trecento, fu una piccola cappella dedicata a San Vito martire, patrono del borgo marinaro. Secondo una tradizione accettata e riportata da tutti gli agiografi e cultori di storia siciliana, il giovane Vito, per sfuggire ai rigori della decima persecuzione ordinata da Diocleziano (303-304), e alle ire del padre Ila e del prefetto Valeriano, assieme al suo maestro Modesto e alla nutrice Crescenzia, scappò via mare da Mazara e col favore dei venti approdò sulla costa. Qui cominciò a predicare la parola di Dio tra la gente del luogo, in una borgata poco distante dalla spiaggia, chiamata Conturrana.

In nome di Dio guariva gli infermi, quanti fossero colpiti da rabbia, morsi da animali, o compromessi nella salute per un improvviso spavento, scacciando gli "spiriti immondi". A dispetto dei numerosi miracoli operati, la sua opera fu coronata da scarso successo tanto che Vito, Modesto e Crescenzia furono costretti ad abbandonare il borgo, su cui inesorabile si abbattè l'ira divina, che lo seppellì sotto una frana non appena i tre profughi lasciarono il centro abitato, dirigendosi verso il mare. Sempre secondo tradizione Santa Crescenzia, voltandosi a guardare la città che crollava nonostante il divieto divino, divenne pietra nello stesso punto in cui adesso sorge la cappella a lei dedicata, alla quale ancora oggi gli abitanti del luogo attribuiscono poteri soprannaturali. Per San Vito, invece, seguì una breve dimora nell'Egitarso e dopo un viaggio attraverso la Sicilia e la Basilicata, il martirio, il 15 giugno del 299.

Col tempo crebbe la fama della chiesa e dei "miracoli" attribuiti al martire Vito e a Santa Crescenzia e così, per accogliere i numerosi fedeli che arrivavano in pellegrinaggio – e soprattutto per difenderli da ladri e banditi – l'originaria cappella andò trasformandosi in una fortezza-alloggio.

Tale realizzazione risale alla fine del quattrocento. Fin dall'inizio, il Santuario fu fatto centro di una grande devozione e la fama dei miracoli che il Santo qui operava varcava anche i confini della Sicilia, richiamando in ogni stagione numerosissimi pellegrini.

Anche gli stessi corsari, nemici dichiarati della fede cattolica, avevano rispetto per il Santo e per il suo tempio.  Nel frattempo ad aumentare era proprio il pericolo di incursioni da parte di pirati barbareschi, così, lungo le coste dell'isola, cominciarono ad essere edificate numerose torri di avvistamento.

Le torri principali erano tre, due ancora visibili: Torre Scieri e Torre Isulidda. La terza invece, Torre Roccazzo, ubicata sul piano Soprano che si estende ad ovest del paese di San Vito (il luogo fu appositamente scelto perché l'unico atto a garantire la corrispondenza con le altre due torri), venne demolita per far posto al semaforo militare nel 1935. Il luogo oggi ospita la dimora privata dello scienziato Antonino Zichichi.

All'inizio del settecento iniziarono a comparire le prime case intorno al Santuario e alla fine dello stesso secolo, attorno alla chiesa esisteva già un piccolo nucleo di abitazioni in continua espansione, antenato dell'odierna San Vito Lo Capo.

E' il cous cous di pesce il piatto che domina la gastronomia sanvitese. Da sempre qui si cucina il migliore cous cous , impiegando il meraviglioso granelli di semola cotti a vapore  e un brodo di zuppa di pesce (scorfani, boghe, saraghi, cernie, gronghi e ombrine) pescato nei mari del paese. In pratica tutti i ristoranti di San Vito sono in grado di servire piatti di squisito cous cous!!

l cous cous è entrato tanto a far parte della cultura del paese, che proprio da questa pietanza è nata la manifestazione internazionale "Cous Cous Fest", che è insieme simbolo di cultura e di fratellanza nel mondo. Il cous cous sanvitese è ormai conosciuto e apprezzato ovunque, e da solo costituirebbe un ottimo pretesto per visitare e conoscere questo posto incantato.

Più in generale è il pesce a farla da padrone sulla tavola di San Vito: pesce che si può gustare cucinato in mille maniere, e che sempre restituisce il sapore del mare pulito e senza inquinamenti. Così i risotti "alla marinara" e gli spaghetti "ai ricci di mare" sono altri due primi classici della cucina locale; i cuochi però riescono a sbizzarrirsi con tanti altri primi piatti che attingono a piene mani dal mare, come le "cassatelle al brodo di pesce", o la pasta con pescespada, l'aragosta o con la "neonata", solo per ricordare alcune pietanze che qui vanno a ruba. Come secondo piatto c'è solo l'imbarazzo della scelta: pesce, pesce e ancora pesce, con in più gli squisiti "totani" (simili ai calamari), che qui vengono pescati in grande quantità.

Ottimi anche i gelati e idolci sanvitesi, rispettivamente il caldo-freddo e le cassatelle, molto indicate per concludere un pasto che sarà sempre di enorme gradimento!

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